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Lui & Lei

La vendetta di Claudia


di Membro VIP di Annunci69.it Marciotto
21.02.2026    |    924    |    1 9.3
"Poi la misi seduta su di me, in un ritmo più lento ma altrettanto sensuale, i suoi seni che mi sfioravano il petto, il suo sguardo che si fondeva col mio in una bolla di puro piacere fisico..."
Oggi gestire un bar ti insegna a leggere le persone prima ancora che aprano bocca. Quel bancone di zinco è un confessionale laico: tra il vapore della macchina espresso e il tintinnio dei cucchiaini, passano vite intere. Per me, i clienti sono spesso solo volti di passaggio, storie che iniziano e finiscono nello spazio di un caffè.
Claudia era una di queste. Una donna di circa 45 anni, cliente abituale ma sempre distante, che entrava, ordinava il suo macchiato freddo e usciva senza concedere mai un sorriso o una parola di troppo. C’era sempre stata una barriera di classe e di ghiaccio tra noi, interrotta solo da qualche sguardo distratto sulla sua bellezza evidente, ma mai nulla che somigliasse a un'intesa. Era una donna che attirava gli sguardi, e i miei non facevano eccezione, ma sempre da una distanza rispetto
Quel pomeriggio, però, l'atmosfera cambiò radicalmente. Claudia entrò con un passo che non ammetteva repliche, portando con sé una tensione elettrica quasi palpabile. Indossava un abito di seta antracite che le fasciava i fianchi, sottolineando un décolleté generoso che sembrava lottare contro il tessuto a ogni respiro. Il fruscio dei suoi collant grigi velati e il ticchettio magnetico dei tacchi alti erano gli unici suoni nel bar semivuoto.
"Un caffè, corto," disse gelida.
Mentre lo preparavo, notai come le sue dita, dalle unghie rosso sangue, tamburellassero nervose sul marmo. Bevve d'un fiato e uscì.
Un'ora dopo, la porta si aprì di nuovo. Claudia tornò dritta verso il banco. Non ordinò nulla. Si sporse verso di me, fissandomi con uno sguardo scuro, privo di qualsiasi dolcezza, ma bruciante di qualcosa che non riuscivo a decifrare.
"Voglio farti una domanda," esordì, senza preamboli. La sua voce era bassa, roca. "Guardami. Dimmi se una donna così può essere scambiata con una segretaria qualunque. Dimmi se sono ancora una donna che un uomo desidererebbe possedere ora, su questo bancone."
Rimasi sorpreso dalla durezza della domanda, ma il suo sguardo mi costringeva a rispondere con altrettanta verità. "Sei una donna stupenda, Claudia. Qualunque uomo sano di mente ti desidererebbe, se ne avesse l'occasione." Il mio corpo reagiva già, la sua vicinanza era una scarica elettrica.
"Mio marito non la pensa così. Mi ha tradita dopo quindici anni," rispose lei con un ghigno che sapeva di odio e una punta di sfida. "Voglio che provi cosa significa essere l'ultimo a sapere le cose. Voglio mettergli le corna stasera, mentre sono ancora sua moglie. E voglio che sia tu a farlo. Non perché mi interessi chi sei," i suoi occhi saettarono sul mio corpo, riconoscendo la mia reazione, "ma perché sei qui e perché so che non diresti di no."
L'adrenalina vinse su ogni altra considerazione. Il suo desiderio bruciante si stava accoppiando al mio, in un'esplosione silenziosa. "Chiudo tra un'ora. Dimmi dove devo venire."
La Vendetta tra le Seta: Un Ballo di Corpi
Arrivai alla sua villa mezz'ora dopo la chiusura. Mi fece salire sul suo SUV senza dire una parola. L'abitacolo era saturo del suo profumo, una miscela inebriante di fiori e pelle, e di una ferocia silenziosa che prometteva molto. "Mio marito è a Roma," disse mentre entravamo nel salone lussuoso. "Stasera questa casa è il mio teatro della vendetta." I suoi occhi brillavano di un fuoco freddo, ma il mio desiderio per lei era già un incendio.
Mi lasciò solo per qualche minuto. Poi, le luci calarono. Quando Claudia riapparve, il mio respiro si fermò. Non era solo spogliata di ogni difesa, ma si era rivestita di una provocazione sublime. Indossava un completo di pizzo nero trasparente che era pura lussuria. Il reggiseno a balconcino sollevava i seni pesanti, lasciando che i capezzoli scuri premessero contro la trama sottile come se volessero liberarsi. Il perizoma a filo era solo un richiamo visivo, quasi invisibile tra le sue natiche sode e nivee. I reggicalze neri stringevano le cosce, segnando la pelle chiara sotto i collant velatissimi, creando un'immagine che fece ruggire il sangue nelle mie vene.
"Posa quel bicchiere," ordinò, avanzando sui tacchi a spillo con un passo lento e deliberato. Ogni ticchettio era una pulsazione che mi eccitava. "Non siamo qui per parlare. Siamo qui perché io ne ho bisogno e tu mi desideri." I suoi occhi scesero sul mio bacino, con una consapevolezza che non ammetteva repliche. Il suo desiderio era palpabile, e si rifletteva nel mio.
Le afferrai i fianchi con una violenza che la fece sussultare, sentendo la seta dei collant sotto le dita mentre la mia erezione premeva prepotentemente contro i pantaloni. La baciai con ferocia, senza dolcezza, un bacio che era pura fame, mentre le mie mani risalivano la schiena per liberare quel seno splendido. Quando il pizzo cedette e i suoi seni caldi si offrirono alle mie mani, iniziai a morderle i capezzoli turgidi. I suoi gemiti, dapprima sommessi, si fecero più profondi e gutturali, un suono che eccitò ogni fibra del mio essere. Il suo corpo si inarcava contro il mio, spingendo il suo bacino in un invito chiaro.
"Prendimi qui, sotto la foto del nostro matrimonio!" sibilò con un ghigno di sfida, i suoi occhi che lampeggiavano di una lussuria indomita.
La trascinai nel corridoio e la sbattei contro la parete, proprio sotto il ritratto di nozze. Con un movimento deciso, le sollevai una gamba, facendola stringere intorno ai miei fianchi. La sua intimità era già calda e umida, grondante desiderio e rabbia. Non resistetti, e con un gesto brutale, strappai il velo dei collant all'altezza dell'inguine. Quando la penetrai con un colpo secco e profondo, Claudia lanciò un urlo liberatorio che squarciò il silenzio della villa. Il suo desiderio era il mio, una spinta selvaggia che mi faceva affondare in lei con tutta la forza. Spinsi con la violenza che la sua sfida aveva evocato, sentendo la sua carne stringersi intorno alla mia come una morsa bollente. I suoi fianchi si muovevano già contro i miei, in un ritmo primordiale.
La sollevai, portandola in braccio e la trascinai poi nella camera matrimoniale. La sbattei delicatamente sul letto, facendola inginocchiare a carponi. La vista da dietro era un inno al peccato: la schiena inarcata, il perizoma nero che le divideva le natiche perfette, i capelli biondi che le ricadevano sulle spalle e quei tacchi a spillo ancora calzati che puntavano verso il soffitto, rendendola ancora più voluttuosa. Le afferrai i capelli, tirandole indietro la testa per costringerla a guardarsi nello specchio dell'armadio, mentre la possedevo con colpi incessanti e brutali. Volevo che vedesse la nostra unione, la sua vendetta che si consumava nel piacere più animalesco. Il suo desiderio era un grido silenzioso, la sua schiena si inarcava ancora di più ad ogni mia spinta, cercando il contatto più profondo.
Continuammo il nostro ballo proibito, cambiando posizione. La sdraiai sulla schiena, le gambe sollevate e strette intorno alla mia vita, il suo corpo che mi accoglieva completamente. Poi la misi seduta su di me, in un ritmo più lento ma altrettanto sensuale, i suoi seni che mi sfioravano il petto, il suo sguardo che si fondeva col mio in una bolla di puro piacere fisico. Godeva in modo forsennato, quasi rabbioso, cercando nel piacere più estremo il modo per lavare via l'umiliazione subita. Venimmo insieme, bagnando le lenzuola di seta di quel letto che non sarebbe mai più stato lo stesso. Il suo corpo tremava sotto il mio, un misto di liberazione e pura esaltazione.
Dopo, nel buio pesto rotto solo dalla brace di una sigaretta, Claudia restò nuda, spettinata, con i collant distrutti ancora infilati alle caviglie.
"Grazie," disse con una calma ,ora posso divorziare.
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